Cerca

La via dei frati

Camminare con il cuore

Data

26 luglio 2016

Castellana Sicula : il paese dei murales

I primi insediamenti urbani possono essere fatti risalire alla prima metà de XVII secolo, quando contadini e agricoltori provenienti dai paesi limitrofi (fra cui la fiorente Petralia), trovarono nella fertile pianura ove sorgerà Castellana ottime possibilità per la coltivazione della terra. Con datazione incerta fra il XVIII e XVII secolo (plausibilmente fra il 1650 e il 1713, data in cui gli spagnoli cedono in seguito alla pace di Utrecht i domini siciliani agli Asburgo d’Austria) il duca di Ferrandina, feudatario del luogo (comprendente i feudi di Castellana, Fana e Maimone), otterrà da re Filippo V di Spagna lo ius populandi, con il quale ha il diritto di insediare nuovi borghi. Probabilmente in seguito al matrimonio con Gemma, nobile della famiglia spagnola dei Castellana (o Castelletti, Castellitti o Incastilletta, originaria della Catalogna), in omaggio alla consorte chiamerà la città proprio Castellana. (Fonte Wikipedia)

Da qualche anno il paese di Castellana Sicula si è impreziosita di murales che adornano le mura delle sue case e delle frazioni limitrofe (Calcarelli, Nociazzi), conferendole un tocco artistico che ben si sposa con il profilo delle Madonie che si ammira alle sue spalle.

 20160808_194944

Clicca qui per il

Sito istituzionale del Comune di Castellana Sicula

Annunci

Blufi

Il nome Blufi appare per la prima volta nel 1211 in un documento in cui la chiesa palermitana concede a Federico II, tra le altre concessioni, i “Proedia Buluph apud Petraliam”, ovvero i possedimenti chiamati “Buluf” presso Petralia. In un testamento del 1482 compare il nome “Morata Bufali”, in altri documenti si incontrano i toponimi Belufi, Balufi, Bolufi fino ad incontrare, in un documento relativo al Santuario della Madonna dell’Olio, il nome attuale Blufi.
Alcuni sostengono che il nome derivi dalle parole greche “boos” (=bue) e “lofos” (=colle) richiamando un leggendario colle del bue. L’ipotesi più accreditata è quella che vede in Blufi un nome di derivazione araba, formato da “be” e “luf”, che richiamerebbe una pianta presente nella zona.
Qualunque sia la derivazione, quel che è certo è che le vicende storiche blufesi sono legate a quelle della città di Petralia Soprana, di cui Blufi è stata una frazione fino al 1972.

(Fonte Wikipedia)

Sito istituzionale del Comune di Blufi

http://www.comune.blufi.pa.it/

Resuttano

Resuttano è un’enclave nissena nella città metropolitana di Palermo, a cui appartiene una sola contrada unita alla provincia di Caltanissetta, Ciolino che con Tudia costituiscono le due frazioni del comune. Il territorio resuttenese è prevalentemente collinare, nella zona settentrionale della provincia. Essa sorge in una zona collinare, a 600 metri sul livello del mare, ad ovest del fiume Salso. Dista 106 km da Agrigento, 34 km da Caltanissetta e 53 km da Enna.

resuttano
PANORAMA

Il territorio resuttanese fu interessato da insediamenti arabi, testimoniati dalla presenza di un castello di origini arabe.

Nel XIV secolo appartenne alla famiglia dei Ventimiglia, poi al duca di Campobello, nel 1625 a Giovanbattista Romano Colonna e Ventimiglia, infine a Giuseppe di Napoli, signore di Alessandria della Rocca che acquistò, per conto del figlio Gerolamo, la baronia di Resuttano. Fu così che, il 7 giugno 1627, nacque l’insediamento resuttanese. La popolazione, di origine madonita, si insediò inizialmente attorno alla fattoria Di Napoli. Nel 13 febbraio 1628, nacque la prima chiesa, benedetta da don Paolo Calabria.
La massa di coloni viveva di stenti. Le risorse erano esclusivamente agricole e artigianali. In tali condizioni le carestie erano frequenti, le condizioni igieniche disastrose a tutti i livelli, ogni trent’anni si ripresentava invariabilmente la peste. Al 1650 il paese contava 404 abitanti divisi in 115 famiglie. Solo nel 1812 terminò il feudalesimo, la nobiltà scomparve, i grossi patrimoni si disfecero rapidamente a favore della piccola nobiltà di provincia e ancor di più a favore dei vecchi gabellotti. Nel 1818 entrò a far parte della provincia di Caltanissetta.(Fonte Wikipedia)

OLYMPUS DIGITAL CAMERA
CHIESA MADRE

 

Info su turismo a Resuttano

Marianopoli

 

Marianopoli è un comune italiano di 1.990 abitanti della provincia di Caltanissetta .

Il luogo su cui sorge il centro abitato di Marianopoli è stato abitato sin dalla preistoria, testimoniato dai numerosi reperti preistorici appartenenti all’antica necropoli di Valle Oscura. L’attuale centro urbano fu fondato nel 1726 dal barone Mariano Della Scala, proprietario del feudo, da cui il paese prende il nome. Nella storia incontriamo per la prima volta il nome Marianopoli nel 1801, anno in cui il feudatario Vincenzo Maria Paternò Lombardo ottenne che l’ex feudo Manchi di Bilici fosse elevata a municipalità e in quell’occasione ricevette il titolo di marchese. (tratto da Wikipedia)

 

 

Sito Comune di Marianopoli

Caltanissetta

Caltanissetta è il punto geografico di partenza della Via dei Frati. Dal cuore della Sicilia, dalla scenografica piazza Garibaldi, con la chiesa di San Sebastiano e la Cattedrale, una di fronte all’altra, ed in mezzo la bella Fontana del Tritone del Tripisciano, si parte per percorrere i 166 km della Via dei Frati, portandosi dietro gli odori e i sapori della vicina “Strata a Foglia”, la via del mercato storico di Caltanissetta , insieme al  profumo del pane dei suoi forni ed  alla luce del suo sole.

Di origini incerte, probabilmente sicane, deve il nome agli Arabi che conquistarono la Sicilia nel IX secolo. Trasformata in feudo dai Normanni, dopo varie vicissitudini passò nel 1405 sotto il dominio dei Moncada di Paternò, che furono i titolari della contea fino al 1812.

Per tutto l’Ottocento, Caltanissetta visse un notevole sviluppo industriale che si protrasse fino alla seconda metà del Novecento: la presenza di vasti giacimenti di zolfo la rese un importante centro estrattivo, tanto da essere conosciuta in passato con l’appellativo di capitale mondiale dello zolfo. L’importanza che rivestì nel settore solfifero è testimoniata dalla fondazione, nel 1862, del primo istituto minerario d’Italia, accanto al quale è sorto un museo mineralogico.

Caltanissetta è una città ricca di sapori dolci e forti  come i suoi torroni, e di tradizioni altrettante ricche e cariche di pathos. Tra queste i Riti della Settimana Santa, rappresentano la massima espressione della fede, del folcklore e della cultura dei Nisseni. Accanto a questa la grande devozione verso l’angelo protettore della Città, San Michele, che con le sue ali protegge la città ogni giorno.

Link Utili:

 Scoprire Caltanissetta

Sito del Comune di Caltanissetta

Sito sulla Settimana Santa

I Luoghi

Si cammina per raggiungere una meta e si cammina per vivere ogni passo come unico: i luoghi che si attraversano hanno la capacità di regalare una emozione e di spingere avanti, verso una nuova tappa, con il desidero di trovare quella emozione o una nuova in un altro posto.

Dalla campagna ora arsa come un deserto di grano e paglia, ora verde come uno smeraldo dai mille riflessi, al mare azzurro del Tirreno. Dalle cime più alte alle valli percorsi dai torrenti che in estate sembrano andare in letargo e che in inverno e primavera riprendono la loro corsa verso il mare.

image004

Chi sono i Frati per la Via

Questuanti, pellegrini, predicatori, scultori, santi,  mistici : i Frati hanno avuto un ruolo rilevante nella storia della Sicilia e il loro passaggio ha lasciato segni inequivoabili della importanza del loro ruolo.

Conventi, chiese ma anche proprietà terriere si trovano in tanti paesi della Via, da Caltanissetta con il suo Convento dei Cappuccini dedicato a San Michele al Convento dei riformati di Petralia Sottana  a quello di Castelbuono e il grosso centro ancora attivo di Gibilmanna.

In ogni paese c’era un “ospizio” un ricovero per i frati che, lontani dal loro convento, vivevano lì per il periodo della questua estiva, che non era semplice mendicare, ma era vero e proprio lavoro nei campi accanto ai contadini ed alla povera gente, con cui si faticava fianco a fianco per avere come ricompensa “l’obolo” che il proprietario del podere o del feudo lasciava loro.

image004

Frate Innocenzo da Petralia

lamatti12-600x600

Scarsissime e frammentarie le notizie sulla biografia di Frate Innoccenzo da Petralia, mentre la sua produzione artistica è stata ampiamente riconosciuta come caratterizzata da  uno stile personale e intimo.

A. Giuliana Alaimo  afferma che al secolo il suo nome fu Giovanni Calabrese. La storiografia successiva tuttavia non ha accolto tale identificazione.

Nato sulla fine del XVI secolo (forse il 1591), fu religioso appartenente all’ordine dei Frati Minori Osservanti e scultore di crocefissi lignei policromi come il conterraneo, confratello e contemporaneo, fra’ Umile da Petralia la cui fama ha oscurato a lungo l’opera di Innocenzo.

In effetti nell’area delle Madonie, all’inizio del XVII secolo, era fiorente l’attività dell’intaglio del legno che produsse numerose manifestazioni artistiche di rilievo come la produzione della famiglia di scultori dei Li Volsi originari di Nicosia. I rapporti artistici di fra’ Umile e di fra’ Innocenzo non sono al momento chiari, anche se secondo scritti di poco posteriori Innocenzo era allievo di Umile.

Altre fonti riferiscono che i due confratelli erano allievi nello stesso periodo del padre di frate Umile, quel Giovan Tommaso Pintorno, oroiginario di Geraci e molto attivo nelle due Petralie come faber lignarius.  Le attività artistiche dei due scultori sono riferibili ad un unico modello iconografico: l’immagine di Cristo crocefisso caratterizzata da grande drammaticità per l’enfasi data alle ferite, ai lividi ed al sangue, all’espressione del dolore. Un modello artistico che quindi deve intendersi sopraordinato all’opera dei due artisti e derivante dalle direttive culturali della Controriforma, dai temi iconografici prediletti dai francescani fin dal Medioevo, e soprattutto dalla cultura spagnoleggiante prevalente nella Sicilia seicentesca.

In definitiva, pur con differenze, esiste una continuità stilistica fra i due francescani, tra i quali dovette esistere un rapporto di comunanza artistica.

Bilici-0042
Crocefisso di Castel Belici di Frate Innocenzo

 

Innocenzo, al contrario di Umile, lasciò la Sicilia e operò a lungo, nel quarto decennio del secolo, soprattutto nelle Marche ed in Umbria, in luoghi che probabilmente visitò, anche se, a partire dal 1637, produsse molte opere a Roma, nel convento di San Francesco a Ripa, per le varie committenze francescane dell’Italia centrale. Nel 1637, a Roma, scolpì un crocefisso che venne rifiutato per l’eccessiva crudezza del realismo. L’opera di Innocenzo si distingue, infatti, per la resa particolarmente realistica delle ferite da cui sgorgano fiotti di sangue, accentuando il pathos complessivo dell’opera.

Nell’ultima parte della sua vita, intorno al 1640, ritornò in Sicilia. A Palermo gli viene attribuito il completamento, mediante la stesura della coloritura, dell’ultimo crocefisso di fra’ Umile nel convento di sant’Antonio, rimasto incompleto per la morte del confratello avvenuta nel 1639.

Le fonti collocano la sua morte il 20 dicembre 1648 a Palermo.

Pochissime opere di Innocenzo si distaccano dal tema del crocefisso: l’Ecce Homo della chiesa madre di Furnari che ricalca anch’esso un modello di fra Umile, e la Madonna col Bambino nella chiesa del Carmine di Sambuca (originariamente nel convento di sant’Antonio a Palermo).

Degni di nota nel percorso della Via dei Frati i due crocifissi che si trovano a Isnello, del 1625, presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore e il “Signuri di Bilici”, mirabile crocifisso ligneo scolpito nel 1638, conservato presso il Santuario di Castel Belici, a pochi chilometri da Marianopoli.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Innocenzo_da_Petralia

FRATE INNOCENZO DA PETRALIA…. | TERRAMIA – Il blog di … Michele Vilardo

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: