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Scarsissime e frammentarie le notizie sulla biografia di Frate Innoccenzo da Petralia, mentre la sua produzione artistica è stata ampiamente riconosciuta come caratterizzata da  uno stile personale e intimo.

A. Giuliana Alaimo  afferma che al secolo il suo nome fu Giovanni Calabrese. La storiografia successiva tuttavia non ha accolto tale identificazione.

Nato sulla fine del XVI secolo (forse il 1591), fu religioso appartenente all’ordine dei Frati Minori Osservanti e scultore di crocefissi lignei policromi come il conterraneo, confratello e contemporaneo, fra’ Umile da Petralia la cui fama ha oscurato a lungo l’opera di Innocenzo.

In effetti nell’area delle Madonie, all’inizio del XVII secolo, era fiorente l’attività dell’intaglio del legno che produsse numerose manifestazioni artistiche di rilievo come la produzione della famiglia di scultori dei Li Volsi originari di Nicosia. I rapporti artistici di fra’ Umile e di fra’ Innocenzo non sono al momento chiari, anche se secondo scritti di poco posteriori Innocenzo era allievo di Umile.

Altre fonti riferiscono che i due confratelli erano allievi nello stesso periodo del padre di frate Umile, quel Giovan Tommaso Pintorno, oroiginario di Geraci e molto attivo nelle due Petralie come faber lignarius.  Le attività artistiche dei due scultori sono riferibili ad un unico modello iconografico: l’immagine di Cristo crocefisso caratterizzata da grande drammaticità per l’enfasi data alle ferite, ai lividi ed al sangue, all’espressione del dolore. Un modello artistico che quindi deve intendersi sopraordinato all’opera dei due artisti e derivante dalle direttive culturali della Controriforma, dai temi iconografici prediletti dai francescani fin dal Medioevo, e soprattutto dalla cultura spagnoleggiante prevalente nella Sicilia seicentesca.

In definitiva, pur con differenze, esiste una continuità stilistica fra i due francescani, tra i quali dovette esistere un rapporto di comunanza artistica.

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Crocefisso di Castel Belici di Frate Innocenzo

 

Innocenzo, al contrario di Umile, lasciò la Sicilia e operò a lungo, nel quarto decennio del secolo, soprattutto nelle Marche ed in Umbria, in luoghi che probabilmente visitò, anche se, a partire dal 1637, produsse molte opere a Roma, nel convento di San Francesco a Ripa, per le varie committenze francescane dell’Italia centrale. Nel 1637, a Roma, scolpì un crocefisso che venne rifiutato per l’eccessiva crudezza del realismo. L’opera di Innocenzo si distingue, infatti, per la resa particolarmente realistica delle ferite da cui sgorgano fiotti di sangue, accentuando il pathos complessivo dell’opera.

Nell’ultima parte della sua vita, intorno al 1640, ritornò in Sicilia. A Palermo gli viene attribuito il completamento, mediante la stesura della coloritura, dell’ultimo crocefisso di fra’ Umile nel convento di sant’Antonio, rimasto incompleto per la morte del confratello avvenuta nel 1639.

Le fonti collocano la sua morte il 20 dicembre 1648 a Palermo.

Pochissime opere di Innocenzo si distaccano dal tema del crocefisso: l’Ecce Homo della chiesa madre di Furnari che ricalca anch’esso un modello di fra Umile, e la Madonna col Bambino nella chiesa del Carmine di Sambuca (originariamente nel convento di sant’Antonio a Palermo).

Degni di nota nel percorso della Via dei Frati i due crocifissi che si trovano a Isnello, del 1625, presso la Chiesa di Santa Maria Maggiore e il “Signuri di Bilici”, mirabile crocifisso ligneo scolpito nel 1638, conservato presso il Santuario di Castel Belici, a pochi chilometri da Marianopoli.

Fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Innocenzo_da_Petralia

FRATE INNOCENZO DA PETRALIA…. | TERRAMIA – Il blog di … Michele Vilardo

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