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La via dei frati

Camminare con il cuore

Mese

settembre 2016

 

Nell’ex feudo di Castel Bilici nei pressi di Marianopoli in provincia di Caltanissetta, ma non distante anche da Villalba e Vallelunga, sorge il Santuario di U Signuri di Bilìci.  In questa piccola chiesa  posta in cima ad una scalinata a circa 500 metri sul livello del mare  si venera con particolare devozione  un antico crocifisso  ligneo ritenuto taumaturgico e realizzato (ma di ciò non v’è certezza)  nel XVII° secolo da frate Innocenzo da Petralia.

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Il Santuario

Tanti i fedeli che vi giungono soprattutto il 3 di maggio ma anche il 15 di agosto giorno della esaltazione della croce per prostrarsi ai piedi dell’unico altare sul quale è situata l’antica immagine.  La chiesetta, se pur scarna, conserva comunque al suo interno un gran numero di ex voto testimonianza della grande devozione dei tanti fedeli che hanno ottenuto grazie per intercessione di U Signuri di Bilìci,  come lo chiamano in zona. Architettonicamente il santuario non presente elementi di particolare pregio anche perché rimaneggiato dopo lungo abbandono, anticamente infatti sorgeva sul posto un castello ducale; ai piedi è ancora visibile una angusta grotta dove si dice sia stato scolpito il crocifisso. Poco più avanti su una altura campeggia una croce ai piedi della quale tanti fedeli in segno di devozione depongono nastrini rossi. Siamo nella assolata campagna della Sicilia centrale ed anche questo luogo “nascosto” merita di esser visitato magari unendosi  ai  tanti pellegrini che in particolari occasioni li giungono anche dai centri vicini percorrendo  a piedi scalzi  in segno di penitenza gli ultimi tratti del percorso. (tratto da siciliafan.it)

 

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Il Castello di Resuttano

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I suoi resti si possono osservare nella piana in cui il fiume Imera si distende dopo la sua discesa dai vicini colli madoniti. Dista dall’abitato di Resuttano circa 4 Km. Esso risulta costituito da un torrione, attorno al quale si dislocano edifici minori anche di epoca recente. Si ritiene che il Castello risalga al ” primo periodo normanno. Però il nome riporta all’antecedente periodo arabo” (Lo Vetere). Il nome infatti verrebbe dall’arabo RAHAL-SUPTANUM (Fattoria fortificata). Gli arabi avrebbero edificato questa fattoria come “edificio insieme rurale e militare” data la notevole importanza strategica di quel posto: “perché costituiva la porta d’ingresso dalla via del fiume ai centri madoniti”. “L’epoca più probabile della nascita del rahal è la metà del X secolo” (Lo Vetere).

Durante il periodo normanno il castello, non particolarmente grande, rispettava “una precisa funzionalità militare: rifugio sicuro di una guarnigione ed efficiente stazione di transito”. A partire dal XV secolo appartenne ai Ventimiglia di Geraci. Nel XVI secolo, in seguito al matrimonio di una Ventimiglia con Giovan Forte Romano, il castello e il feudo passarono a questi.

Nel 1625 fu acquistato da Giuseppe di Napoli per il figlio Gerolamo, che, due anni dopo, divenne il primo principe di Resuttano. “Dal 1600 il castello perde la funzione militare e conserva solo quella di fattoria” (Lo Vetere).

Ai di Napoli appartenne sino al 1919, quando venne acquistato dal notaio Antonino Manasia, per conto della Società Operaia Garibaldi, onde dividerlo in lotti ai coltivatori. Molti lo boicottarono, e il Manasia rischiò di persona. Per questo buona parte del feudo divenne sua proprietà, compreso il castello.

Nel dicembre del 1997 la Soprintendenza ai Beni Culturali, dopo lungo iter, ha portato a termine l’ esproprio relativamente al solo complesso murario, realizzando immediatamente un primo intervento di consolidamento delle strutture e pulizia dell’ambiente.

A chi visiti il castello parecchi elementi balzano con piacere alla vista: belle finestre “che conservano elementi architettonici eleganti: prevale l’arco romanico, ma c’è anche una finestra con architrave rinascimentale”; una scala a chiocciola in pietra che conduceva ai piani superiori; una sala a volta; il cortiletto interno, sul cui muro interno è dato vedere lo stemma signorile.

Clicca qui per Storia e immagini del castello 

Il castello dei Ventimiglia

Il castello dei Ventimiglia sorge a Castelbuono, nella città metropolitana di Palermo In seguito al restauro del 1997 sono emerse le strutture di un edificio precedente al castello dei Ventimiglia, voluto nel 1317 dal conte Francesco I Ventimiglia. SAMSUNG CAMERA PICTURES

L’edificio attuale è il risultato di numerosi rifacimenti, che rendono difficile la ricostruzione del suo originario aspetto. A semplice pianta quadrangolare, mostra all’esterno un misto di stili che in quel periodo influenzavano tutta l’architettura siciliana. Il volume a cubo richiama lo stile arabo; le torri angolari quadrate riecheggiano quello normanno; la torre rotonda si rifà invece alle costruzioni militari sveve. Nel terremoto degli inizi del XIX secolo scomparvero i merli, della forma ghibellina, a coda di rondine, ed inoltre mura di cinta, torri ed archi, oggi andati in rovina. Alcune strutture difensive del XIII secolo e alcuni ambienti del XIV secolo sono invece rimasti intatti.

All’interno le ricche sale hanno i soffitti a cassettoni scolpiti e decorati, e finestre e portali di stile gotico (soffitto ligneo quattrocentesco della “Sala Magna” decorato e poggiante su mensole scolpite). Al XV secolo risalgono inoltre le prime ristrutturazioni, in conseguenza del trasferimento al castello della reliquia di Sant’Anna, poi proclamata patrona della città.

La Cappella Palatina
La Cappella Palatina del castello

La primitiva cappella di Corte fu più tardi trasformata in magazzino e quindi in teatro. Nell’attuale Cappella Palatina si conserva l’urna del 1521 della reliquia, a forma di busto e ornata di rilievi, con scene della vita di sant’Anna e san Gioacchino e la nascita di Maria. Nei due altari laterali si osservano due tele, una “Discesa di Cristo”, copia di un’opera del Rubens, e l'”Estasi di San Liborio“, opera del pittore castelbuonese Mariano Galbo (XIX secolo).

L’interno è interamente rivestito di stucchi, opera dei fratelli Giuseppe e Giacomo Serpotta ordinati da Francesco Rodrigo Ventimiglia. Vi sono raffigurate figure umane virili, putti, angeli, elementi floreali sacri e mitologici, con una varietà di stile che va dal quello più arcaico pesante di Giuseppe, a quello più agile e realistico di Giacomo. L’apparato figurativo si compone di quattro allegorie che ben si adattano alla Santa: la Presentazione di Maria al Tempio; sposalizio di Giuseppe con Maria; allegoria del Paganesimo e del Cristianesimo. Negli stalli del coro sono presenti i mezzibusti dei Signori Ventimiglia e i personaggi dell’Antico Testamento.

Nel 1920 il castello, che intanto era venuto in possesso del barone Fraccia, passò al comune di Castelbuono. Adesso è sede del Museo civico. (Fonte Wikipedia)

Clicca qui per il sito del Museo civico 

Santuario di Gibilmanna

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Il Santuario sotto la neve

 Il Santuario di Gibilmanna si trova nel territorio e diocesi di Cefalù in provincia di Palermo. Esso sorge a ridosso del Monte sant’Angelo ad una altezza di 800 metri sul livello del mare.
Il nome Gibilmanna sembra  derivare dall’espressione araba “Gibel el Iman” Monte della fede.
Esso era all’inizio un monastero Benedettino, fu abbandonato nel secolo IX durante l’invasione dei saraceni e si rovinò completamente per la mancanza di manutenzione. Sopravvisse la chiesetta grazie all’intervento di devoti.
Nel 1228 Arduino II, vescovo di Cefalù eresse Gibilmanna a beneficio ecclesiastico con il titolo di Priorato. I priori si succedettero fino al 1535, anno in cui la chiesa fu ceduta al nascente ordine dei Cappuccini.
I Cappuccini sulle rovine dell’antico monastero benedettino costruirono sei stanze aggiungendo accanto delle casupole per il refettorio e le officine.
Nel 1619 iniziarono i lavori per la costruzione della nuova chiesa che fu ultimata nel 1624 e l’anno dopo fu completata la cappella della Madonna.
Da allora sono stati apportati moltissimi cambiamenti e nel 1760 la statua marmorea della Vergine fu incoronata dal vescovo di Cefalù con le corone d’oro mandate dal Capitolo Vaticano.
Il rifacimento della facciata risale al 1907.

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La statua della Madonna

Il 7 settembre 1927, in occasione del VII centenario della morte di San Francesco fu inaugurato il suo monumento, opera dello scultore palermitano Francesco Garufi. In quella occasione fu risistemato il piazzale con un sistema di scale progettato dall’architetto Misuraca.
Nel dicembre 1954 il papa Pia XII, con una Bolla, dichiarò la Beata Vergine Maria, sotto il titolo di Maria Santissima di Gibilmanna, celeste Patrona presso Dio di tutta la diocesi di Cefalù e protettice della città di Cefalù.

L’8 settembre è fissata la festa di Maria SS di Gibilmanna anche se essa viene festeggiata nella prima domenica del mese di Settembre.

Clicca qui sotto per il sito del

Santuario di Gibilmanna

Cefalù

La cittadina, nel suo nucleo medioevale, è ubicata sotto la rocca di Cefalù che la domina e insieme al Duomo ne caratterizza il profilo tanto da renderne il panorama tipico e molto riconoscibile. Fuori dai confini del centro storico, il nucleo urbano si è esteso a cavallo della piccola area pianeggiante che separa la rocca dal resto del sistema collinare della costa espandendosi ulteriormente a mezza costa sui pendii delle colline lungo la costa. Il comune di Cefalù occupa un’area di 65,80 km² sulla costa tirrenica della Sicilia, a 70 km a est di Palermo e a 160 km ad ovest di Messina; posizionata quasi esattamente a metà della costa che va da Trapani a Messina nel nord della Sicilia. La costa di Cefalù si stende per circa 30 km fra Lascari e Pollina ed alterna lunghi tratti di spiaggia rettilinea a baie e piccole insenature di natura sia sabbiosa che rocciosa con scogli bassi o anche a costoni alti e a strapiombo sul mare. La costa subisce un’erosione da moto ondoso sia sui tratti sabbiosi, come la ben nota spiaggia del paese, che sui costoni rocciosi di natura quarzarenitica. Alcune zone come il porto vecchio (nel centro storico) e il porto nuovo sono invece soggette al fenomeno opposto, la sedimentazione, a causa dei detriti portati dai fiumiciattoli che scendono dalla Rocca e dalle colline a ridosso della costa. Per combattere l’erosione negli anni sono state approntate opere di difesa della costa, come ad esempio le barriere frangi flutti, in contrada Kalura (km 183 dell’SS 113 ed in contrada Mazzaforno.

A ridosso della costa, dopo una brevissima, a volte nulla, fascia di pianura, si affacciano alte colline prime propaggini del sistema montuoso delle Madonie. In quest’area il terreno s’inerpica dolcemente o improvviso da nord a sud verso l’entro terra e i comuni madoniti alternando una serie di colline via via più alte in vista dei maggiori rilievi madoniti.

La cittadina, che fa parte del Parco delle Madonie, è inclusa nel club de I borghi più belli d’Italia, l’associazione dei piccoli centri italiani che si distinguono per la grande rilevanza artistica, culturale e storica, per l’armonia del tessuto urbano, la vivibilità e i servizi ai cittadini. Cefalù fa anche parte della rete dei comuni solidali.

Il duomo della città inserito nel sito Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale nel 2015 è stato dichiarato Patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

(Fonte Wikipedia)

Sito del Comune di Cefalù

Isnello: dalle grotte alle stelle

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Veduta di Isnello sotto il Monte Grotta Alta

 

“In una lussureggiane cornice naturale del Parco delle Madonie, adagiato fra le pieghe di una vallata, cui fa da vigile sentinella la possente mole della Montagna Grande e dominato dall’antico castello bizantino, sorge Isnello, “paese antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà”. Così  Carlo Levi descrive il piccolo paese incastonato sotto la mole del Monte Grotta Alta  e bagnato dal torrente Isnello che finisce il suo corso dentro uno stretto canyon.

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Il Ponte sul Canyon

 

Nel territorio, buona parte del quale caratterizzato da carsismo, sono presenti diverse cavità disseminate tra il pizzo Dipilo e pizzo Carbonara.  Nel cozzo Balatelle esiste la Grotta “Abisso del Vento”, che si sviluppa in profondità e in buona parte ancora inesplorata, presenta stalattitti e stalagmiti in grandi quantità.

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Gal Hassin

 

Le particolari condizioni esistenti in alcune parti del territorio, quale assenza totale di fonti luminose notturne, consentono una vista limpida del cielo notturno in diversi giorni dell’anno. Negli anni ’90 nasce l’idea di realizzare un Osservatorio Astronomico. L’11 settembre 2016   è stato inaugurato il Centro Internazionale per le Scienze Astronomiche Gal Hassin.

Sito del Comune di Isnello

Castelbuono

fontanaCastelbuono deve le sue origini ai Ventimiglia, Signori della Contea di Geraci, i quali, agli inizi del 1300, decidono di costruire un castello sul poggio dominante l’antico casale di “Ypsigro”.

A pochi chilometri dal mare, Castelbuono si è sviluppata ai piedi delle Madonie in una piacevolissima vallata abitata già nel neolitico e ricca di memorie greche, romane, arabe e bizantine.

Nel 1316 Francesco I dei Ventimiglia, conti di Geraci e congiunti di Federico II, vi costruisce un castello secondo il modello di maschio cui si affianca la residenza, utilizzando la struttura che già dominava Ypsigro, un piccolo casale che, nel 1282, contava 300 abitanti . La costruzione del castello fa crescere questa piccola comunità tanto che nel 1454, quando Giovanni I vi si trasferisce con la sua “corte”, Castelbuono è il centro più vivace nel vasto patrimonio dei Ventimiglia. Giovanni porta con se il segno più rilevante del valore della famiglia: la sacra Reliquia del teschio di S. Anna, donata a Guglielmo dal Duca di Lorena.

Il Castello e S. Anna, patrona del paese, saranno i due perni di molte vicende di Castelbuono, “capitale” dei Ventimiglia. Nel XV secolo la corte marchionale, potente e colta, accoglie artisti di culture diverse e di notevole prestigio come F. Laurana che lavorerà al Mausoleo di famiglia. Fuori e dentro le mura nascono chiese e conventi con l’intervento di maestri lombardi e toscani che cureranno anche l’espansione urbanistica di un abitato che, da città feudale, tenderà nel XVI sec. ad assumere le caratteristiche di città capitale.

Una città nata a protezione di un territorio ricco di strutture produttive fondamentali per il disegno politico economico dei Ventimiglia che tendono a realizzare una sorta di piccolo stato autonomo.

Nel 1595 Giovanni III ha il titolo di principe di Castelbuono. Nel 1632 “la terra” diviene “città” e possiede i tratti di una città giardino realizzata secondo modelli, probabilmente, molto ispirati da F. Maurolico. Nella nuova trama urbana, per tutta la seconda metà del secolo, si incastrano chiese, conventi e fontane, mentre la prima metà era iniziata con l’apertura del cantiere per costruire una “nuova” matrice che si aprirà al culto nel 1701.

Particolarmente vivace è la vita culturale: i Serpotta lavorano alla cappella di S. Anna, il castello viene ristrutturato e i Ventimiglia dotano la città di un teatro. Sono molto attive alcune accademie letterarie e Torquato Tasso è fra gli artisti di corte.

Negli ultimi decenni del ‘700 questo clima comincia a modificarsi fino agli scenari del secolo successivo quando, scomparendo la grande nobiltà, Castelbuono scopre la presenza attiva di famiglie che ne tengono alto il prestigio con eminenti figure quali Francesco Minà Palumbo.

Nel 1818-1819 diverse scosse sismiche danneggiano il Castello, e la Matrice Nuova perde i campanili e la cupola. Nel castello viene demolito l’ultimo piano e, ingrandita la Cappella, si creano l’ingresso attuale e le rampe. Agli inizi del 900 il Comune acquista il Castello e la Reliquia.
Così è rimasto integro il legame antico.1351-10-31-07-1134

Sito del comune di Castelbuono

Geraci Siculo

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Bevaio della Trinità

Geraci Siculo è un paese dalle antiche origini con un impianto urbanistico risalente al medioevo. Vi si combatté, nel 1338, una cruenta battaglia fra Pietro II di Sicilia e Francesco I Ventimiglia.

 

È un paese dedito all’agricoltura e alla pastorizia, la principale attività economica è lo stabilimento per la raccolta e l’imbottigliamento dell’acqua minerale proveniente dalla fonti delle montagne geracesi. Molto particolari sono anche le tradizioni del borgo, fra cui almeno vanno ricordate la festa del ringraziamento (dedicata ai Santi Bartolo e Giacomo e all’Annunziata) e la festa del Crocifisso. Tra le manifestazioni il torneo cavalleresco in costume d’epoca denominato “Giostra dei Ventimiglia “.

Geraci vanta nel suo territorio un gran numero di chiese e di luoghi d’arte e di storia. Tra questi, ad accogliere i visitatori è l’abbeveratoio della SS. Trinità, fatto costruire dal Marchese Simone Ventimiglia, posto all’ingresso del paese.

Il Bevaio poggia su un rettangolo di venti metri di lunghezza, ha due fontane laterali in pietra con quattro bocche che riversano l’acqua in coppe di arenaria e una vasca centrale dove l’acqua proveniente dalle fontane è riunita. Una cornice merlata si eleva sul timpano e le fontane sono sovrastate da due piramidi, ognuna delle quali porta uno stemma, raffigurante le tre contee normanne, con tre strisce orizzontali e tre stelle e al di sotto due mascheroni. La costruzione di sinistra è fiancheggiata di motivi floreali, quella di destra da un vaso di fiori. Dentro una cornice rettangolare vi è lo stemma del casato dei Ventimiglia raffigurante un leone rampante che sostiene una spada con le zampe anteriori, mentre quelle posteriori sono coperte da un elmo. La costruzione fu abbassata nel periodo fascista per renderla funzionale come abbeveratoio per gli animali.

Geraci fa parte del Parco delle Madonie ed è incluso nel club de I borghi più belli d’Italia.

 

Pagina Web su Geraci di Giacomo Salmieri

 

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