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La via dei frati

Camminare con il cuore

Data

28 marzo 2017

San Gandolfo da Polizzi

san-gandolfoGandolfo nacque a Binasco (Milano), intorno al 1200 dalla nobile ed agiata famiglia Sacchi. Riguardo alla sua infanzia e alla sua gioventù si sa ben poco. Entrò nell’ordine francescano, quando ancora era in vita San Francesco d’Assisi, e secondo i suoi biografi, prese i voti a Palermo verso il 1224-25. Abbracciata la regola francescana e ricevuto l’ordine sacerdotale iniziò quindi la missione, e nel 1256 ricevette l’ordine di aprire il Convento di Termini Imerese (PA).
Verso la fine del gennaio 1260 Gandolfo, insieme a Fra Pasquale, si diresse verso Polizzi per andarvi a predicare la Quaresima su invito della Comunità polizzana. Arrivati nei pressi di Polizzi, in Contrada San Leonardo, oggi detta Contrada San Gandolfo, i due frati si fermarono per riprendere le forze prima di arrivare in paese.

Qui avvenne il primo miracolo del santo patrono: nei pressi di una fontana frate Gandolfo scorse un giovane muto, alla ricerca con il padre, di uno giumento. Il santo lo rincuorò, il giumento venne ritrovato ed il giovane riacquistò immediatamente la parola.
Giunto a Polizzi, Gandolfo, venne accolto in una casa alle porte della Città, da una donna detta “Pisana”. Da qui passò a soggiornare all’ospizio annesso all’ospedale di San Nicolò de Franchis. In questo luogo, Gandolfo, visse l’ultimo mese della sua vita, che coincise con la Quaresima che si accingeva a predicare e l’ultima sua predica fu proprio quella del Mercoledì Santo, il 31 marzo 1260.
Morì, confortato dai sacramenti e dalla tenera devozione dei polizzani, il 3 aprile 1260, Sabato Santo, adagiandosi su un giaciglio composto da un fascio di sarmenti e da un tronco d’albero.
Il corpo venne traslato dall’Ospedale di San Nicolò alla Chiesa Madre, dove fu adagiato sulla nuda terra. Alcuni giorni più tardi, in quello stesso luogo, si videro alcuni ceri accesi e tale usanza proseguì sino al 1320, anno in cui i devoti polizzani decisero di dare una degna sepoltura alle reliquie del venerato Frate Gandolfo.
Le ossa furono raccolte in una bianca tovaglia di lino e deposte sui gradini dell’altare maggiore: furono quindi ripulite dal terriccio e lavate prima con l’acqua e poi col vino. Successivamente vennero poste in una cassa di legno e collocate in un sepolcro più degno per la devozione dei polizzani.
Nel vecchio sepolcro, che accolse per un secolo le Sacre Spoglie, spuntarono fiori di gelsomino e tale miracolo avvenne anche nel vino col quale erano state lavate. I cittadini di Polizzi chiesero quindi al Vescovo di Cefalù che il Frate di Binasco venisse proclamato Patrono della Città di Polizzi e che si introducessero due feste liturgiche: una per commemorare la morte del santo e l’altra per il rinvenimento delle reliquie.
Nel 1482, la cassa di legno contenente le spoglie, venne collocata all’interno di un’arca marmorea opera di Domenico Gagini. Nel 1549 la cassa venne rivestita con lamine d’argento dall’argentiere Di Leo.
Nel 1579 circa sopra la cassa venne collocato il busto argenteo del Santo.
Attualmente le reliquie sono custodite nella Cappella detta “di San Gandolfo”, all’interno della Chiesa Madre, nella navata destra e vengono portate solennemente in processione la terza domenica di settembre, sopra una grande vara.urna

Fonte: sangandolfo.it

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og-stemma-polizzi-generosaLa storia delle origini di Polizzi Generosa, in merito alla quale sono state avanzate diverse ipotesi, da sempre ha affascinato studiosi e storici, ed è tuttora piuttosto controversa e dibattuta.

Sul nome di Polizzi sono state fatte varie supposizioni: secondo Diodoro Siculo corrisponde all’Atene siciliana, detta per antonomasia Polis, altri studiosi fanno risalire il nome del paese dagli dei Palici, figli della ninfa Thalia, alla quale è dedicata una fonte, la Naftolia, che si trova ai piedi del colle su cui sorge la cittadina; altri storici ancora ritengono che la fondazione del paese sia avvenuta per mano dei superstiti di Palica in fuga da Ducezio.

Oltre a ciò il successivo ritrovamento di una statua triforme di lside, nei pressi del quartiere di Santa Maria Maggiore, ai piedi del castello, ha fatto avanzare la tesi che l’etimologia di Polizzi potesse anche derivare da “Polis Isidis”, cioè Città di lside. Il rinvenimento di alcune testimonianze archeologiche di età ellenistica fa ipotizzare l’esistenza di un primo insediamento, a carattere urbano, al 1V-111 sec. a.C., mentre l’attuale nucleo abitativo ha la sua origine durante la dominazione bizantina, quando le fu conferito il nome di Basileapolis (Città del Re).
Furono proprio i Bizantini, con l’intento di difendersi dagli Arabi, a stabilire la loro fortezza in una posizione strategica, sulla rocca su cui sorge l’odierno paese, riuscendo in questo modo a controllare le principali vie d’accesso alla Val Demone.

La dominazione bizantina durò fino all’882, anno in cui i Saraceni inflissero una dura sconfitta ai Bizantini, costringendoli a ritirarsi attorno alla chiesa di San Pancrazio e nel borgo in contrada San Pietro.

I nuovi dominatori invece s’insediarono nel territorio erigendo sulla Rocca una moschea (oggi Chiesa di Sant’Antonio Abate) e fissando la loro dimora nel borgo di Rahalurd (Scannali).

La conquista delle Madonie da parte dei Normanni, alla fine del 1071, segnò l’avvio di un periodo di grande sviluppo e prosperità per Polizzi, che ebbe inizio grazie all’opera svolta dal gran conte Ruggero, che fece fortificare il castello già esistente sulla Rocca e ne edificò uno nuovo in contrada Campo, in una zona strategica in quanto gli permetteva di controllare i due versanti dell’Imera Settentrionale e Meridionale e la più importante via d’accesso verso l’interno dell’isola.
Nel 1082 il territorio polizzario venne donato dal conte Ruggero alla nipote, la contessa Adelasio, Signora di Polizzi, per merito della quale il paese si estese notevolmente fino a diventare uno dei principali insediamenti fortificati dell’area madonita e riuscì a far convivere pacificamente al suo interno diverse etnie, da quella bizantina a quella araba, ma anche quelle dei latini e degli ebrei.

police

Una data da ricordare nella storia del paese è il 1234, anno in cui Federico II attribuì alla città di Polizzi, in quanto demaniale, il titolo di “Generosa”, che da allora è rimasto parte integrante e distintiva del suo toponimo. Le città demaniali avevano privilegi e prerogative importanti, e per questo motivo numerose famiglie benestanti definite “nobiles” pur non essendolo, poichè la nobiltà veniva conferita con privilegio regale, in virtù dello loro ricchezza, costruirono bellissime e sontuose dimore, ottenendo dal vicerè di attribuirsi uno stemma ereditabile.
Esse rappresentarono un ceto particolare proprio della città demaniale, comunemente noto come aristocrazia cittadina, o meglio “patriziato urbano”. Tutto ciò contribuì inoltre ad alimentare una ricca e fiorente vita culturale e sociale, oltre a dare un considerevole impulso all’economia.

Nel 1282 Polizzi Generosa collaborò alla cacciata degli Angioini ed all’insediamento degli Aragonesi, partecipando ai Vespri Siciliani, e dando il proprio apporto in termini di truppe e viveri. Già nel XIV secolo il paese non solo possedeva leggi proprie, ma la suddetta legislatura si distingueva dalle altre, suscitando ammirazione per i principi di giustizia ed equità da cui era ispirata.
Ed infatti, mentre nel resto dell’isola si assisteva al progressivo diffondersi dell’anarchia feudale, Polizzi, per la fama e l’importanza che ormai aveva raggiunto, fu contesa tra i Chiaramonte ed i Ventimiglia. Questi ultimi nel 1354 ebbero la meglio e la reintegrarono al demanio regio.
Prima Filippo e poi Francesco Ventimiglia se ne assicurarono il completo dominio, sfruttando l’agitazione che interessava il governo indebolito dalle lotte tra i nobili.
La fine delle rivalità all’interno della nobiltà ed il ritorno all’ordine si ebbero solo con l’arrivo di Martino il Giovane, verso il quale la città si dichiarò vassalla, perdendo per sempre la propria indipendenza. Inoltre la guerra la indebolì al punto che Polizzi Generosa fu costretta ad indebitarsi per restare fedele alla corona e fu proprio per far fronte a questi nuovi sopraggiunti debiti, che il suo territorio venne ceduto al feudatario Raimondo Caprera. Il popolo si unì allora nella comune e ferrea volontà di riscattare la propria libertà e riuscì a raccogliere lo considerevole somma di 10.000 fiorini da versare nelle casse regie per annullare l’atto di compravendita.
Per questo motivo nel 1442 il re Alfonso di Aragona tolse la città a Raimondo Caprera e la restituì al demanio, stabilendo inoltre, il 20 aprile 1445, che non poteva mai più essere venduta e che da quel momento nessun regnante avrebbe potuto staccarla dal Regio Demanio. Si trattava di un diritto irrevocabile spettante al popolo di Polizzi, da difendere, anche con le armi, in nome dello stesso re.
Il periodo di maggior splendore e notevole fioritura artistica per il paese fu raggiunto durante il Rinascimento, grazie ai privilegi legati alla posizione geografica che la poneva al centro di un nodo viario principale del sistema di comunicazione.
Anche la vita culturale fu particolarmente attiva in quel periodo, come testimonia l’apertura della prima scuola pubblica, dell’acquedotto per l’erogazione dell’acqua a tutti gli abitanti e di una scuola di “prime lettere” estesa successivamente ai corsi di studi superiori.
Le difficoltà legate alla siccità del 1548 ed al diffondersi della peste nel 1575-76 diedero inizio ad una fase di progressiva decadenza che segnò profondamente il paese, arrivando a dimezzarne il numero degli abitanti.

Superata questa fase gravosa Polizzi Generosa non riuscì comunque a ritrovare la serenità passata, e la sua vita sociale fu contraddistinta da forti scontri tra i nobili al potere e gli esponenti della nuova classe borghese, detti “i civili”, alle quali era stato concesso il diritto di concorrere alle cariche pubbliche.

Alla fine del XIX secolo si ebbe una ripresa economica, testimoniata soprattutto dalla presenza di varie attività commerciali all’interno del territorio polizzario.
Vanno comunque elogiati l’impegno e la laboriosità dei suoi cittadini, che hanno da sempre costituito un segno distintivo del paese, tanto da renderlo all’avanguardia nella realizzazione di molte opere di grande valore sociale, come ospedali e fontane, oltre all’importante introduzione della luce elettrica nel 1901, prodotta a valle del paese grazie all’ingegnoso utilizzo di un vecchio mulino ad acqua, chiamato “Mulino Canziria”.

Tratto dal sito Web del Comune di Polizzi : http://www.comune.polizzi.pa.it/

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