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La via dei frati

Camminare con il cuore

Mese

luglio 2017

The Way of the Friars / La Via dei Frati: English version

In the summer of 2015, as I walked the San Benedetto Cammino between Norcia and Montecassino, the idea of ​​a Way to Sicily was born, with the aim of rediscovering and making known the beauties of the Sicilian hinterland, from which I come and to whom I’m intimately tied. The source of inspiration was the Friars who for centuries have walked on the mountains or the Sicilian countryside on foot or on the back of mules, leaving traces of their presence in the stories of people still remembering when the Friars were asking for “seek ” or the quest to be brought into their convents of origin.

By studying the paths on the map, ancient paths of pilgrimage have emerged between centers of habitation and remote villages, in solitary campaigns like Castel Belici, or on high mountain peaks such as the Marian Sanctuary  of Gibilmanna and the  Sanctuary  of Madonna dell’Alto, or in other centers inhabited as Blufi and Gangi. These paths seem to complement each other in a single path that can now be pursued with a spirit of devotion but also with passion for nature and the beauty that human nature has been able to accomplish in harmony with nature itself.

This is how the VIA DEI FRATI was born

A suggestion of a journey that starts from the heart of Sicily through the provinces of Caltanisetta and  Palermo, under the distant but present presence of Etna, runs the heart of the Sicilian Alps, the Madonie, to the Norman town of Cefalù.

After mapping the km of the route, studying the ancient trails and the Regie Trazzere, ancient communication routes that weave like a canvas all over Sicily, in August 2016 I started checking on the field, along with friends like me They are passionate about the idea of ​​the Way.

In 2017, the Communes of the Way of the Friars, Entities and Associations, recognized their patronage to the Way, giving more force to an idea that slowly, step by step, has become a beautiful reality open to everyone!NUOVA MAPPA MARZO 2017

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Frate Andrea “Fra Nnirìa” ultimo questuante di Gibilmanna

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Fra Nniria in una foto custodita nel Museo di Gibilmanna

Andrea La Rocca al secolo Epifanio, questo il suo nome, nasceva a Resuttano l’ 8 marzo 1917 da Croce e Giuseppa Candemi.

Rimasto orfano a soli tre mesi, in seguito alla morte del padre in combattimento sul Carso il 19 maggio 1917, lavorò la terra  fino a diciassette anni, aiutando il fratello più grande di nove anni. Era un giovane abbastanza irrequieto per cui quando nel 1934 decise di “farsi monaco” suscitò meraviglia e non poche perplessità tra i familiari e i paesani, ma fu irremovibile e sordo alle lamentele della che rimaneva sola, essendosi nel frattempo sposati sia il fratello sia la sorella.  Ma l’ebbe vinta e per ben 69 anni ha vissuto da frate e fino a tarda età da “monaco di cerca”, laborioso e sempre pronto a dare una mano ai contadini nelle aie ed ai pastori in tempo di tosatura. Insomma , come oggi dicono i giovani, “un grande” di cui andare fieri!  “. (Pino Giuseppe La Rocca, nipote di Frate Andrea)

Andrea prese la vestizione religiosa di frate il 23/01/1938, la professione temporanea il 24/01/1939 mentre la solenne proclamazione a frate Francescano avvenne il 27/01/1942. Frate Andrea fu questuante del convento prima di Randazzo ed in seguito di Gibilmanna, con residenza per  mesi in vari  luoghi tra cui Caltavuturo.

Frate Andrea , Fra Nniria  come conosciuto da tutti, , era un omone, alto, con la barba lunga, conosciuto ed amato a Caltavuturo e nei paesi limitrofi per la sua forte personalità. I ragazzini attratti da questo personaggio, venivano accolti  nella sua casa dove regalava medagline, coroncine da rosario, immagini della Santa Vergine di Gibilmanna, caramelle, ma soprattutto “sarde salate” provenienti da Cefalù!

Frate Andrea, prima con il mulo e subito dopo con la sua fuori-strada, una Jeep tipo militare della Fiat, girava sempre per le campagne di Caltavuturo, nelle masserie per raccogliere la questua che non era ”danaro” ma frumento, uova, qualche gallina, olio e soprattutto alimenti.  Era conosciuto da tutti,  frequentava quando era in paese i bar e i locali pubblici, cosa che a quei tempi era “stranezza” per un uomo di Chiesa. Ancora oggi vive nei cuori della generazione che lo ha conosciuto.

Frate Andrea è rimasto senza dubbio l’ultimo monaco di “cerca”.

 Si spense in odore di santità il 24/04/2003 a Cefalù ove è sepolto nel cimitero dei Frati.

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Salvatore Sciortino, da MadonieLIVE, Venerdì 23 Settembre 2011

Beato Guglielmo Gnoffi

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Il beato Guglielmo Gnoffi   nacque  a Polizzi Generosa nel 1256.

Di nobile famiglia, appena quindicenne, si ritirò in preghiera nei ruderi dell’ex monastero normanno dei SS. Cosma e Damiano, nelle vicinanze delle grotte. Non appartenne ad alcun ordine religioso ma ebbe almeno cinque proseliti. Elemosinò in tutti i paesi delle Madonie, divulgando il Vangelo. A lui è attribuita il restauro del santuario della Madonna dell’Alto. Durante il quinto anno di vita eremitica raggiunse Gonato, nei pressi di Geraci Siculo, dove edificò una chiesetta vi restò per ben 11 anni.

Attorno a lui si formò una comunità di asceti che lo seguì a Castelbuono, dove, con l’aiuto di Alduino Ventimiglia, conte di Geraci, costruì la chiesa e l’eremo, che, nel 1288, fu denominata di Santa Maria del Parto, presso la contrada un tempo chiamata “Favare” e attualmente denominata contrada san Guglielmo. Operò miracoli e dispensò grazie,  fino alla fine della sua vita che avvenne a Castelbuono il 16 Aprile 1317.

Nel 1366, il conte Francesco II Ventimiglia, fece erigere l’Abbazia di Santa Maria del Parto, sul luogo in cui fu sepolto.

Il suo corpo, riesumato nel 1500, fu messo dentro un’urna d’argento che si trova custodita in una nicchia della Matrice Nuova di Castelbuono. Nel 1613 furono redatti gli atti deliberativi alla beatificazione da parte del Vescovo di Cefalù.

E’ compratono del comune di Castelbuono e l’ urna con i suoi resti mortali vengono portati in processione ogni anno durante la festa di Sant’Anna il 26 Luglio, assieme all’urna argentea con il teschio della Santa e all’immagine della Madonna del Carmelo.

Informazioni Utili

Per chi viene in Sicilia diretto a Caltanissetta  i mezzi privilegiati sono l’aereo, con arrivo all’aereoporto di Catania o Palermo, la nave con arrivo a Palermo, Catania o Messina, o il treno con arrivo a Messina, Catania e Caltanissetta.

Alla fine del Cammino da Cefalù è possibile raggiungere le maggiori città più vicine, Palermo e Messina utilizzando il treno o il bus.

Per raggiungere Caltanissetta:

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Dalla Stazione Centrale di Catania ci sono 9 treni al giorno per tempi di percorrenza di 1h e 46 minuti in media. Arrivo alla Stazione di Caltanissetta Centrale.  Trenitalia

 

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Dalla città  di Catania: autobus con partenza dalla autostazione vicino la Stazione Centrale. Sais Trasporti orari Catania

Dall’aereoporto Fontanarossa di Catania: linea di autobus diretti a Caltanissetta. Sais Trasporti orari Aereoporto

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Dalla Stazione Centrale di Palermo ci sono 10 treni giornalieri verso Caltanissetta con almeno un cambio. La durata del tragitto varia da 1h e 40 min. a 2h e 32 min. Trenitalia

 

af_chasing_school_busDalla città  di Palermo: autobus con orari differenziati in base al giorno della settimana verso Caltanissetta. Sais Trasporti orari Palermo

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